Esclusiva – Adriano Amici: “Proposi i biglietti nel ciclismo negli anni ’80, ma non fui ascoltato. Pozzato vuole copiare il Belgio: oggi non è possibile”

Anche Adriano Amici dice la sua sul tema dei biglietti nel ciclismo. Il presidente del GS Emilia, che organizza ogni anno alcune corse italiane tra cui il Giro dell’Emilia e la Settimana Coppi e Bartali, è stato contattato dalla redazione di SpazioCiclismo per commentare la stagione appena conclusa e parlare di uno degli argomenti di grande attualità: l’inserimento di biglietti a pagamenti per il pubblico anche nel ciclismo. L’idea è già sperimentata da Filippo Pozzato con la sua PP Sport Events nella Veneto Classic, che permette l’accesso sulla Tisa soltanto previo il pagamento di un ticket. Nella zona sono allestiti anche un maxischermo, un dj set e punti ristoro, con l’idea di migliorare l’esperienza del pubblico.

Contattato dalla redazione di SpazioCiclismo, il presidente del GS Emilia Adriano Amici ha condiviso la propria opinione sul tema: “Non è che non sono d’accordo, sono stato uno dei primi a proporlo negli anni ’80 ma non sono stato preso in considerazione dalla Federazione. Nell’ ’82 ho iniziato a far parte del consiglio direttivo della Federazione Ciclistica Italiana di allora. C’erano Alfredo Martini e Gimondi tra gli altri membri. All’epoca si iniziava a fare i circuiti in Olanda e in Belgio. Io avevo detto che sarebbe stato bello che, come avevano fatto queste nazioni, si organizzassero circuiti e corse a pagamento anche in Italia. All’epoca avevo suggerito Lombardia, Emilia e Tre Valli Varesine, che erano classiche italiane di grande importanza. Poi sono arrivate le corse World Tour, ma fino a 10 anni fa le classiche più importanti erano quelle italiane, belghe e olandesi”.

“Secondo me qui in Italia è impossibile – ha proseguito – Pozzato vorrebbe imitare le corse in Belgio, ma in questo momento non è possibile. Mi ricordo che negli anni ’80 ho organizzato per qualche anno il Criterium del Circuito degli Assi a Bologna. Un anno facemmo pagare il biglietto 1500 lire: abbiamo incassato 15 milioni di lire. Siamo stati fortunati che avevamo gli sponsor che pagavano. Il secondo anno, senza biglietto, abbiamo incassato 25 milioni. E quella era una corsa in cui abbiamo sempre devoluto tutto il ricavato in beneficenza, ogni guadagno era versato a delle associazioni”.

Adriano Amici ha poi parlato di come la reticenza dipenda anche dalle abitudini dei fan: “Secondo me il pubblico del ciclismo non è abituato a pagare il biglietto. Non credo risolverebbe la situazione farlo pagare in corse importanti come il Lombardia o la Sanremo. Io ero d’accordo con l’idea di istituire nelle nostre classiche 3 o 4 circuiti e magari definirne uno con il biglietto da pagare. Già nell’ ’89 scelsi una classica che venisse usata per questo progetto. La proposta non è stata accettata allora e adesso diventa quasi impossibile”.

Il presidente di GS Emilia ha raccontato un aneddoto sul Giro dell’Emilia di qualche anno fa: “Non è facile individuare gli spazi in cui far pagare il biglietto durante le corse. Faccio un esempio per il Giro dell’Emilia, una corsa che organizziamo come GS Emilia. San Luca è molto conosciuta ed è molto bella, ma è difficile avere lo spazio per le macchine: figuriamoci i camper. Qualche anno fa abbiamo istituito una cassettina di legno vicino ai portici dell’ingresso alla salita, chiedendo un’offerta libera per chi saliva a piedi. Quel giorno abbiamo incassato 350 euro dalla cassettina… C’è un discorso legato alla tradizione. Tutti gli appassionati di ciclismo lo vogliono vedere come uno sport libero”.

A mio avviso si può fare solo per chi ha la fortuna di avere un circuito adatto a fare business – specifica l’ex corridore –  facendo parcheggiare il camper, magari allestendo qualche spettacolo. In quel caso si possono fare tante cose, non solo ciclismo ma anche uno show. Solo in quel caso si potrebbe fare. Ma se la corsa è in linea e si passa una sola volta da un posto, bisogna vedere se c’è lo spazio per allestire qualcosa oltre al ciclismo. Ripeto, non sono contro il far pagare: io sollecitavo già anni fa, vedendo come andava il mondo e le difficoltà nel trovare sponsor. Tra servizi, televisioni, organizzare una corsa viene a costare e trovare risorse diventa difficile. Ho in mente qualche corsa in questo senso in cui si potrebbero trovare spazi, anche solo per provare. Poi però bisogna vedere che norme ci sono. Io so soltanto che per il circuito ci sono le leggi dello Stato e devi dichiarare i biglietti venduti e pagare le tasse. Lo abbiamo sempre fatto. Non so quanto converrebbe alla fine. Soltanto per un discorso economico si potrebbe pensare di cambiare il percorso tradizionale del Giro dell’Emilia e farlo negli spazi dove allestire spettacoli e stand”.

Infine una considerazione sulla possibilità di avere una startlist di livello: “Se poi metti il biglietto, devi essere sicuro di avere i migliori corridori. Io sono sempre dalla parte dei corridori, sono stato professionista anche io e non voglio parlare di atleti di Serie A o Serie B o Serie C. Ma se organizzi una corsa non World Tour e fai pagare il biglietto, poi a volte non ti va bene per una serie di motivi e che corridori presenti alla partenza? Nel calcio c’è meno gente allo stadio quando il livello è basso. Anche il calcio non riesce a riempire sempre San Siro o il Maradona di Napoli. Se porti i campioni può anche essere che l’idea funzioni, se non porti il campione è quasi come vedere una corsa di ragazzi. E allora perché dovrei pagare il biglietto?”.

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